<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>tecnobanana.com &#187; Scienza</title>
	<atom:link href="http://www.tecnobanana.com/category/scienza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.tecnobanana.com</link>
	<description>.: La tecnologia con la buccia :.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 15 Dec 2011 13:52:37 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Oled, la tecnologia destinata a invadere la nostra vita quotidiana</title>
		<link>http://www.tecnobanana.com/2010/08/oled/</link>
		<comments>http://www.tecnobanana.com/2010/08/oled/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 09:52:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[monitor del futuro]]></category>
		<category><![CDATA[OLED]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tecnobanana.com/?p=2004</guid>
		<description><![CDATA[In un futuro molto prossimo, potremo possedere una tecnologia che invaderà molti strumenti che possediremo: gli OLED, display organici spessi pochi millimetri, flessibili e capaci di funzionare con poca energia. OLED significa letteralmente Organic Iight Emitting Diode, cioè diodi organici in grado di emettere luce. Questa nuova tecnologia è basata su particelle organiche: in parole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --><span style="font-family: Arial,sans-serif"><span style="font-size: small"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2006" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/08/xel1-300x158.jpg" alt="" width="300" height="158" /> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif"><span style="font-size: small">In un futuro molto prossimo, potremo possedere una tecnologia che invaderà molti strumenti che possediremo: gli OLED, display organici spessi pochi millimetri, flessibili e capaci di funzionare con poca energia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif"><span style="font-size: small">OLED significa letteralmente Organic Iight Emitting Diode, cioè diodi organici in grado di emettere luce. Questa nuova tecnologia è basata su particelle organiche: in parole semplici, sfrutta elementi (polimeri e non) che hanno una struttura composta per lo più da carbonio e quando vengono attraversati da una corrente elettrica emettono luce propria.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif"><span style="font-size: x-small"><span style="font-family: Arial,sans-serif"><span style="font-size: small">La tecnologia di base e dei materiali risale negli anni &#8217;80 Ching Tand e Stephen Van Slyke alla Kodak Co (compagnia con numerosi brevetti in questo campo di ricerca).</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif"><span style="font-size: small">I vantaggi della tecnologia OLED sono: il contenimento degli spazi, considerato che gli strati che formano i display sono molto sottili poichè sono assenti lampade che illuminano il pannello; il risparmio energetico, tenuto conto che per attivare un pannello OLED basta un voltaggio più contenuto rispetto a quello necessario per un display LCD; e la capacità di riprodurre colori più vividi e di avere pannelli intelleggibili anche in condizioni di luce estrema (luce diretta del sole o totale assenza di essa) e la possibilità di governare i singoli pixel, ad esempio in una immagine la quale deve presentare una parte nera si può agire sui pixel &#8220;spegnendoli&#8221; in modo da ottenere un effetto molto più profondo con effetti positivi, non solo per la qualità di immagine ma anche per i consumi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif"><span style="font-size: small">Altro vantaggio chiave per la diffusione di questa tecnologia sarà la possibilità di avere display flessibili e resistenti. Infatti, le particelle organiche sono in grado di lavorare anche sotto l&#8217;effetto di torsioni, riproducendo comunque immagini perfette. Sarà dunque possibile installare strati di OLED per fornire informazioni in tempo reale, in molte applicazioni di utilizzo quotidiano. Un pannello OLED ha poi tempi di risposta fulminei, circa 1.000 volte più rapidi di quelli di un pannello LCD. Il vantaggio è evidente e si traduce in immagini prive di qualsiasi forma di scia o sfocatura.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif"><span style="font-size: small">Anche se non mancano, già oggi, piccoli dispositivi che sfruttano display OLED, come alcuni nuovi modelli di telefonia mobile e alcuni lettori multimediali portatili sono poco diffusi poichè il processo produttivo per realizzare display di grandi dimensioni è estremamente complesso e costoso, inoltre rispetto agli LCD dopo anni di utilizzo hanno un decadimento di prestazioni in misura significativa, ciò ne determina una rilevante difficoltà di commercializzazione. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif"><span style="font-size: small">Grazie alle tecnologia OLED sono in progetto diverse applicazioni in molti campi dall&#8217;informatico alla domotica, nella autonica oltre chè è prevista una massiccio uso di questa tecnologia negli apparecchi portatili.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif"><span style="font-size: small">Philips sta sperimentando l&#8217;utilizzo di materiali OLED per creare la carta elettronica, flessibile e &#8220;riciclabile&#8221; in quanto i contenuti potranno essere aggiornati permettendoci così di leggere quotidiani e riviste. E sempre Philips sta sviluppando le finestre OLED in grado di far passare la luce durante il giorno o di diventare opache per tutelare la nostra privacy. Inoltre, queste finestre alla sera possono diventare fonti luminose. I futuri parabrezza delle automobili che saranno enormi display OLED e consentiranno di avere sempre sottocchio le informazioni attualmente raccolte nel cruscotto (<a href="../?s=autonica">Infomobilità</a>).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif"><span style="font-size: small">Microsoft sta sperimentando Second Light, l&#8217;evoluzione di Surface.</span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tecnobanana.com/2010/08/oled/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fotonica</title>
		<link>http://www.tecnobanana.com/2010/04/fotonica/</link>
		<comments>http://www.tecnobanana.com/2010/04/fotonica/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 12:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[attosecondo]]></category>
		<category><![CDATA[optoelettronica]]></category>
		<category><![CDATA[ottica quantistica]]></category>
		<category><![CDATA[ottica ultraveloce]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tecnobanana.com/?p=1879</guid>
		<description><![CDATA[I fotoni sono i componenti elementari della luce. La fotonica è la scienza che ne studia il comportamento e ne sfrutta le proprietà per applicazioni tecnologiche nel campo dell&#8217;ottica, del laser, della microelettroncia e in molti altri campi. La fotonica nasce nel 1960 con l&#8217;invenzione del laser e probabilmente segnerà una nuova era tecnologica: dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --><img class="size-medium wp-image-1884 aligncenter" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/04/peta-laser-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></p>
<p>I fotoni sono i componenti elementari della luce. La fotonica è la scienza che ne studia il comportamento e ne sfrutta le proprietà per applicazioni tecnologiche nel campo dell&#8217;ottica, del laser, della microelettroncia e in molti altri campi. La fotonica nasce nel 1960 con l&#8217;invenzione del laser e probabilmente segnerà una nuova era tecnologica: dopo quella dominata dalla meccanica, dall&#8217;elettricità e dall&#8217;elettronica, si passerà all&#8217;universo della luce, che si avvia a diventare l&#8217;energia del futuro.</p>
<p>Rispetto a quelli elettronici i dispositivi fotonici sono più efficienti, veloci, capaci e precisi e presentano minori interferenze e perdite di potenza, quindi si progettano nuovi apparati in cui l&#8217;elettrone è sostituito dal fotone, in particolare dispositivi ottici utilizzati per trasmettere e memorizzare quantità impressionanti di dati. Tra gli apparecchi che utilizzano queste tecnologie, i quali sono molto diffusi, troviamo apparecchi per leggere e scrivere i <a href="../2009/09/1605/">CD, DVD</a> e i lettori ottici dei codici a barre (come quelli alla cassa del supermercato). Nelle telecomunicazioni e nella telefonia i fotoni trasmettono, lungo i cavi in fibra ottica, un maggior numero di bit al secondo e nei computer permetteranno di lavorare con frequenze molto superiori alle attuali.</p>
<p>In particolare tre sono le direzioni lungo le quali la fotonica si sta sviluppando, anche se con tempi diversi: A) le reti di distribuzione dei dati utilizzanti fibre ottiche B) i dispositivi ottici che sostituiscono sensori, come i radar, che consentono di ridurre i disturbi del telerilevamento e di aumentare la larghezza della banda di frequenza, e quindi la potenzialità di trasmissione a distanza; C) i dispositivi digitali ottici che elaborano le informazioni sotto forma di fotoni anziché di elettroni che potrebbero comportare un aumento di potenza di elaborazione di alcuni ordini di grandezza.</p>
<p>Uno dei settori di ricerca più attivi è lo sviluppo d&#8217;apparecchiature per l&#8217;emissione d&#8217;impulsi laser ultrabrevi, che consentiranno di studiare a livello microscopico molti dei processi elettronici che avvengono a livello molecolare e durante gli stati di transizione della materia. La tecnologia laser che consente di generare degli impulsi di luce ultrabrevi (siamo sull&#8217;ordine di grandezza degli attosecondi ovvero 1&#215;10-18 secondi ), si chiama ottica ultraveloce. Ricercatori del centro ULTRAS dell&#8217;INFM-CNR e del dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano sono riusciti a generare impulsi della durata di 130 attosecondi. Internet, la telefonia mobile e i sistemi di navigazione satellitare si basano proprio sula capacità di generare e misurare questi impulsi di luce ultrabrevi.</p>
<p>La fotonica si prospetta quindi come la tecnologia che potrà ampiamente sostituire quella elettronica basata sul silicio e anche quella più avanzata basata sull&#8217;arseniuro di gallio nelle applicazioni d&#8217;avanguardia e successivamente anche nelle diverse applicazioni industriali e in quelle di massa.</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tecnobanana.com/2010/04/fotonica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Supercalcolatori di ieri e di oggi &#8211; Ultima parte</title>
		<link>http://www.tecnobanana.com/2010/02/supercalcolatori-di-ieri-e-di-oggi-ultima-parte/</link>
		<comments>http://www.tecnobanana.com/2010/02/supercalcolatori-di-ieri-e-di-oggi-ultima-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 23:01:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[APE]]></category>
		<category><![CDATA[APE NEXT]]></category>
		<category><![CDATA[calcolo massivo]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione del supercomputing]]></category>
		<category><![CDATA[supercomputing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tecnobanana.com/?p=1711</guid>
		<description><![CDATA[Nel mondo scientifico italiano nel campo dello sviluppo di supercalcolatori dedicati in settori specifici delle scienze. L&#8217;Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ha prodotto per es. un prototipo di supercomputer parallelo nel 1984 di nome APE( Array Processor Experiment) dedicato allo studio di complessi modelli nel campo della fisica delle particelle fondamentali. Da questo progetto si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1794" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/01/apenext-box-131x300.jpg" alt="" width="105" height="240" /></p>
<p>Nel mondo scientifico italiano nel campo dello sviluppo di supercalcolatori dedicati in settori specifici delle scienze. L&#8217;Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ha prodotto per  es. un prototipo di supercomputer parallelo nel 1984 di nome APE( Array Processor Experiment) dedicato allo studio di complessi modelli nel campo della fisica delle particelle fondamentali. Da questo progetto si sono sviluppate altre quattro generazioni successive di Ape: APE100, APE1000, di cui l’ultima è ApeNext (Array Processor Experiment/Next), il supercalcolatore di ultima generazione, é frutto della collaborazione tra l&#8217;INFN e prestigiosi enti di ricerca europei (DESY e l&#8217;Università di Parigi-Sud), realizzato con l&#8217;impresa italiana Eurotech. Con una potenza di calcolo dell&#8217;ordine di 15 Tera-flops e a basso consumo di energia elettrica, APENext è uno dei 10 sistemi più veloci al mondo. Per raggiunge tale potenza di calcolo APENext fa ricorso a numerose innovazioni di tipo architetturale, con l&#8217;intezione di migliorare l&#8217;efficienza di un sistema parallelo.</p>
<p>Quando gli exaflops?</p>
<p>In molte applicazioni, però, anche con le velocità raggiunte da questi calcolatori, ci possono essere delle difficoltà come nel caso di simulazioni di aerodinamica per la costruzione di veicoli spaziali. La richiesta di maggiore potenza di calcolo sembra non avere fine: fra dieci anni si raggiungerà il limite degli exaflops, che corrispondono a 1.000 petaflops.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tecnobanana.com/2010/02/supercalcolatori-di-ieri-e-di-oggi-ultima-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Supercalcolatori di ieri e di oggi &#8211; Parte 5°</title>
		<link>http://www.tecnobanana.com/2010/01/supercalcolatori-di-ieri-e-di-oggi-quinta-parte/</link>
		<comments>http://www.tecnobanana.com/2010/01/supercalcolatori-di-ieri-e-di-oggi-quinta-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 20:27:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[calcolo massivo]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione supercomputer]]></category>
		<category><![CDATA[supercalcolatori del futuro]]></category>
		<category><![CDATA[supercomputer]]></category>
		<category><![CDATA[supercomputing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tecnobanana.com/?p=1708</guid>
		<description><![CDATA[Nel 1997 venne abbattuta la barriera prestazionale del Teraflops (1.000.000.000.000 di operazioni in virgola mobile al secondo), grazie all’ASCI (Accellerated Strategie Computing Initiative) Red della Intel, posto presso i Sandia National Labs; Nel 2000 ASCI White (IBM SP3) portò il picco a 7.3 Tflops. Nel 2002 NEC installò il suo Earth Simulator Earth Sciences Institute [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1997 venne abbattuta la barriera prestazionale del Teraflops (1.000.000.000.000 di operazioni in virgola mobile al secondo), grazie all’ASCI (Accellerated Strategie Computing Initiative) Red della Intel, posto presso i Sandia National Labs;</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1787" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/01/asci-white-4x3-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" /></p>
<p>Nel 2000 ASCI White (IBM SP3) portò il picco a 7.3 Tflops. Nel 2002 NEC installò il suo Earth Simulator Earth Sciences Institute di Yokohama, in Giappone. Utilizzando una architettura vettoriale, esso raggiunse 35.86 Tflops di picco computazionale.</p>
<p>Per la fine del 1990 la Cray Research aveva annunciato la commercializzazione del nuovo supercomputer Cray-2 C-90. della potenza di 16 gigaflop.</p>
<p>Recentemente uno dei supercomputer più potenti d&#8217;europa risiede in Germania lo Jugene.</p>
<div id="attachment_1788" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1788" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/01/jugene-300x199.png" alt="" width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">Jugene (Germania)</p></div>
<p>Nello Jugene il calcolo sarà eseguito da 294.912 processori PowerPC, alloggiati in 72 armadi, ognuno delle dimensioni di una cabina telefonica. La memoria Ram del computer sarà pari a circa 144 terabyte e il sistema avrà accesso a uno spazio su disco pari a 6 petabyte. I chip avranno una frequenza di 850 megahertz. Una frequenza maggiore non è proprio possibile: la potenza assorbita del sistema raggiunge i 2,2 megawatt. Oltre al consumo di energia, aumenterebbe anche il calore prodotto e il raffreddamento dell’impianto rappresenterebbe un problema. Molto più importante della frequenza è il software che gira su Jugene. Tutte le applicazioni devono essere appositamente programmate per questo computer e la sua architettura multicore. La programmazione parallela rappresenta una vera sfida la difficoltà consiste nel fatto di riuscire a ottenere lo scambio di dati tra i processori, di modo che un chip non debba attendere troppo i risultati dell’altro. Proprio su questo problema stanno lavorando gli sviluppatori di software di Ibm a Rochester, Minnesota. Infatti, essi devono coordinarel&#8217;operato di 1,6 milioni di processori con una memoria Ram pari a 1,6 petabyte;  potenza di calcolo di Sequoia  sarà equivalente a 20 petaflops e sarà il supercomputer con la maggior capacità di calcolo nel 2011.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1789" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/01/roadrunner1-300x184.jpg" alt="" width="300" height="184" /></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tecnobanana.com/2010/01/supercalcolatori-di-ieri-e-di-oggi-quinta-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Biochip</title>
		<link>http://www.tecnobanana.com/2010/01/biochip/</link>
		<comments>http://www.tecnobanana.com/2010/01/biochip/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 13:26:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[biotecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[DNA microarray]]></category>
		<category><![CDATA[nuove tecnologie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tecnobanana.com/?p=1779</guid>
		<description><![CDATA[Piccoli dispositivi che combinano le risorse dell&#8217;elettronica, delle nanotecnologie, della biologia molecolare e della bioinformatica per svolgere compiti diversi in campo genetico, biologico, diagnostico, farmacologico, persino alimentare. Sostanzialmente i biochip, in virtù di opportune reazioni biochimiche, possono rivelare la presenza in un campione di determinate molecole, batteri, virus. La reazione, altamente specifica, può avvenire per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><img class="aligncenter size-medium wp-image-1780" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/01/Biochip-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Piccoli dispositivi che combinano le risorse dell&#8217;elettronica, delle nanotecnologie, della biologia molecolare e della bioinformatica per svolgere compiti diversi in campo genetico, biologico, diagnostico, farmacologico, persino alimentare.</p>
<p>Sostanzialmente i biochip, in virtù di opportune reazioni biochimiche, possono rivelare la presenza in un campione di determinate molecole, batteri, virus. La reazione, altamente specifica, può avvenire per esempio tra l&#8217;enzima e il substrato, tra l&#8217;anticorpo e l&#8217;antigene, tra il recettore e l&#8217;ormone e si trasforma in un segnale elettrico facilmente rilevabile, elaborato da un microprocessore. I biochip permettono così di automatizzare esperimenti fondamentali della genomica e della farmacologia, eseguire prove diagnostiche istantanee e possono diventare dispositivi impiantabili per il rilascio programmato dei farmaci (ad esempio insulina). Sono chiamati anche lab-on-a-chip quando integrano su uno stesso dispositivo un vero e proprio laboratorio in miniatura, capace di svolgere in parallelo diverse fasi di un lavoro.</p>
<p>I biochip più avanzati sono i DNA microarray (o GeneChip), usati per rilevare la presenza di specifiche sequenze, geni o porzioni di geni, in un campione di materiale genetico. Quando entrano in contatto con il campione da analizzare, i frammenti di DNA si legano spontaneamente ai corrispondenti segmenti del filamento opposto. Per esempio possono rivelare il livello di espressione di un RNA messaggero precedentemente reso fluorescente: un laser capta le diverse intensità di fluorescenza e «fotografa» così un tumore a livello molecolare. Questi dispositivi permettono di caratterizzare i vari tipi di tumore, che sebbene si manifestino negli stessi organi o tessuti, possono essere causati da alterazioni genetiche diverse. Analogo è il funzionamento dei protein microarray, che impiegano griglie di anticorpi progettati e sintetizzati per legarsi a specifiche proteine. I DNA microarray possono anche essere usati dai medici per diagnosticare eventuali malattie genetiche dei pazienti direttamente in ambulatorio. Altre applicazioni riguardano i test sui nuovi farmaci o la ricerca di malattie genetiche negli animali da allevamento. Il ritorno potenziale di questi progressi è enorme: disponendo di piastrine usa e getta prodotte in quantità industriale, si potrebbero effettuare diagnosi semplici e immediate delle malattie infettive più comuni, anche in paesi poveri e carenti di strutture sanitarie e di personale specializzato. Alcuni biosensori sono già in uso e commercializzati (kit di diagnosi immunologica, biosensori per monitorare la qualità delle acque). I dispositivi del futuro si affideranno sempre più alle nanotecnologie.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tecnobanana.com/2010/01/biochip/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Supercalcolatori di ieri e di oggi &#8211; Parte 4°</title>
		<link>http://www.tecnobanana.com/2010/01/supercalcolatori-di-ieri-e-di-oggi-parte-4/</link>
		<comments>http://www.tecnobanana.com/2010/01/supercalcolatori-di-ieri-e-di-oggi-parte-4/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 07:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Open Source]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[calcolo massivo]]></category>
		<category><![CDATA[cots]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione del supercomputing]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[supercomputing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tecnobanana.com/?p=1703</guid>
		<description><![CDATA[L’avvento dei cluster e di Linux La standardizzazione aveva finalmente reso economicamente abbordabili tutte le componenti tecnologiche, dalle memorie alle tecnologie di rete, dai dischi ai processori, permettendo quindi di costruire un sistema distribuito con potenza aggregata paragonabile a quella di un supercomputer quella di non legarsi in modo indissolubile ad un’architettura che non garantisse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1768" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/01/tux-252x300.jpg" alt="" width="141" height="168" /></p>
<p>L’avvento dei cluster e di Linux</p>
<p>La standardizzazione aveva finalmente reso economicamente abbordabili tutte le componenti tecnologiche, dalle memorie alle tecnologie di rete, dai dischi ai processori, permettendo quindi di costruire un sistema distribuito con potenza aggregata paragonabile a quella di un supercomputer quella di non legarsi in modo indissolubile ad un’architettura che non garantisse alcuna portabilità dei codici su di essa sviluppati; quella delle case produttrici era invece di dotare le proprie architetture di strumenti di sviluppo parallelo, quali compilatori, librerie e ambienti di parallelizzazione, che fosse il più vicino possibile a degli standard non ancora ben definiti; in quegli anni molto si parlava di standard per il Fortran parallelo (Fortran90, HPFortran), per il C e per C++ parallelo, senza tuttavia arrivare ad un punto fermo nella loro definizione. Il problema software caratterizzò gran parte del ciclo di vita di prodotti tecnologicamente sofisticati dal punto di vista hardware, ma sicuramente deficitari nell’offerta di ambiente di sviluppo e ma ad una frazione del suo costo.</p>
<p>Molte istituzioni in questo periodo portarono a termine il processo di downsizing, ovvero, il ridimensionamento verso il basso, del proprio installato, eliminando i vetusti mainframe laddove gli applicativi da essi dipendenti non fossero risultati indispensabili. Il costo di rinnovamento, con server di fascia medio-alta dotati di processori RISC al posto delle Unità Centrali dei mainframe e workstation dotate di grafica 2/3D al posto di tradizionali terminali, era spesso coperto con il risparmio sulla manutenzione annuale delle macchine dismesse. Su questo modello di sistema distribuito, dotato a volte di un’interconnessione particolare, ma molto spesso semplicemente di interfacce Ethernet, si cominciarono a delineare con più precisione i pregi ed i limiti della gestione di un sistema distribuito e vennero quindi gettate le basi di soluzioni di clustering.</p>
<p>L’abbattimento dei costi degli hardware lasciava tutti molto soddisfatti, non la necessità di dover pagare le licenze di un sistema operativo Unix proprietario. Linux fù la soluzione al problema; poteva essere eseguito su hardware a basso costo e dal codice aperto, il che dava la possibilità a scienziati e ricercatori di utilizzarlo e modificarlo liberamente senza dover incorrere nel pagamento di licenze. Prima di Linux, progetti con caratteristiche open avevano già prodotto compilatori, librerie e miriadi di strumenti senza i quali Linux stesso non sarebbe potuto nascere. Nel 1994 nacque il primo progetto di cluster per applicazioni scientifiche parallele completo, denominato Beowulf; frutto del lavoro di Thomas Sterling e Donald Becker, il progetto prevedeva, partendo da pezzi di recupero e componenti a bassissimo costo (COTS, commodity off the shelf), la realizzazione di un sistema distribuito con prestazioni e scalabilità tipiche di un supercomputer. L’idea di Sterling e Becker, essendo trasportabile, riproducibile e soprattutto libero, finì con lo sconvolgere il mercato dell’HPC (High Performance Computing). Per la prima volta nel 1998 nella classifica dei Top500 Supercomputers, la classifica mondiale dei 500 supercomputer più potenti, si videro due Beowulf cluster realizzati con nodi classe PC e sistema operativo Linux (Cplant del Sandia National Labs e Avalon dei Los Alamos National Labs)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tecnobanana.com/2010/01/supercalcolatori-di-ieri-e-di-oggi-parte-4/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Supercalcolatori di ieri e di oggi &#8211; Parte 3°</title>
		<link>http://www.tecnobanana.com/2010/01/supercalcolatori-di-ieri-e-di-oggi-terza-parte/</link>
		<comments>http://www.tecnobanana.com/2010/01/supercalcolatori-di-ieri-e-di-oggi-terza-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 06:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Open Source]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[calcolo massivo]]></category>
		<category><![CDATA[Cray]]></category>
		<category><![CDATA[supercalcolo]]></category>
		<category><![CDATA[supercomputing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tecnobanana.com/?p=1700</guid>
		<description><![CDATA[Un calcolatore parallelo può essere considerato come un insieme di vari calcolatori sequenziali interconnessi tra loro, destinati a supportare operazioni parallele, in grado cioè di essere elaborate in modo indipendente una dall&#8217;altra; già nel 1963 il Burroughs B5000 era dotato di capacità multiprocessing. Nel 1964 la Control Data Corporation (CDC) rilasciò il 6600, considerato da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un calcolatore parallelo può essere considerato come un insieme di vari calcolatori sequenziali interconnessi tra loro, destinati a supportare operazioni parallele, in grado cioè di essere elaborate in modo indipendente una dall&#8217;altra; già nel 1963 il Burroughs B5000 era dotato  di capacità multiprocessing. Nel 1964 la Control Data Corporation (CDC) rilasciò il 6600, considerato da molti il primo supercomputer: progettato da un certo Seymour Cray, era in grado di raggiungere la strabiliante cifra di 9 milioni di operazioni in virgola mobile al secondo (Mflops). Nel 1969, il CDC 7600, che era in grado di erogare 40 Mflops, aiutò l&#8217;uomo ad andare sulla Luna;</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1746" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/01/Bur-300x136.jpg" alt="" width="300" height="136" /></p>
<p>L’introduzione delle macchine Multiple Instruction stream Multiple Data (MIMD) rappresentava il passo decisivo verso il modello architetturale che permise di affrontare le grandi sfide computazionali con la flessibilità e la scalabilità necessaria. In effetti, il modello MIMD prevedeva la possibilità di compiere differenti tipi di calcoli simultaneamente su insiemi di dati diversi, attraverso l’utilizzo di una memoria distribuita che poteva scalare in modo pressoché illimitato. Il modello poteva inoltre essere implementato a partire da una rete di workstation interconnesse. Il 1992 vide Intel costruire il suo primo Paragon, un multiprocessor a memoria distribuita basato su processori 32-bit RISC 80860; nel frattempo Thinking Machine installava la sua prima CM-5, anch’essa un’archittettura MIMD. Nel 1993 IBM fece uscire il suo modello di “cluster esteso” SP-1, sistema parallelo basato su processori RISC classe Power e Power2, mentre Cray sviluppava il suo sistema Cray T3D basato su processori RISC classe Alpha, capace di scalare fino a 2048 CPU.</p>
<p>A questo punto l’offerta architetturale era tale da coprire la necessità della maggior parte degli ambiti applicativi: si andava da sistemi composti da migliaia di processori specializzati in grado di compiere operazioni elementari in parallelo, a sistemi con poche decine di CPU che condividono bus e memoria e dotati di capacità vettoriali, a cluster evoluti di processori RISC, passando attraverso modelli ibridi ed esoterici. Tuttavia nessun modello risultava così vincente rispetto agli altri da poter essere considerato la “soluzione definitiva”, l’architettura di riferimento che potesse sgominare gli avversari in ogni ambito applicativo. In questa situazione il problema si spostò sul software: la difficoltà maggiore da parte delle grandi case fu quella di dotare le loro architetture parallele degli strumenti software necessari per modificare l’atteggiamento di parte dei potenziali clienti da curioso interesse a decisa convinzione riguardo alla scelta del loro prossimo supercomputer. Due le componenti software di maggior criticità: lo sviluppo di un sistema operativo single system image e lo sviluppo di compilatori e librerie che garantissero portabilità del codice. La preoccupazione da parte del cliente era il  debugging per applicazioni parallele. Quello della portabilità fu un problema molto sentito soprattutto in ambito accademico, dove la disponibilità di budget, e quindi di grandi supercomputer, era sempre stata limitata. Poteva capitare che un ricercatore per un periodo limitato di tempo potesse avere a disposizione tempo macchina su un grande supercomputer, ma chiusasi la finestra temporale nessuno poteva assicurargli che il codice da lui sviluppato potesse girare nuovamente sullo stesso modello di macchina. Quindi, per essere riutilizzabile, il codice, anche se parallelizzato, doveva essere sviluppato utilizzando costrutti e librerie che lo rendessero portabile. Negli anni ‘80 si gettarono le basi per lo sviluppo di ambienti operativi basati sul modello computazionale distribuito, con utilizzo di paradigmi a scambio di messaggi per lo sviluppo di applicazioni parallele in grado di adattarsi a qualsiasi tipo di architettura disponibile, anche se con prestazioni e scalabilità molto diverse.Nel 1988, dei 118 supercomputer installati negli Stati Uniti il 40% veniva utilizzato in ambiente industriale, il 47% da enti governativi e il 13% nelle università. In Giappone, nell&#8217;industria era addirittura concentrato il 63% dei supercomputer, mentre in Europa all&#8217;attività industriale era dedicato solo il 37%. In Italia i supercalcolatori hanno cominciato a interessare decisamente l&#8217;attività industriale nel 1989 con l&#8217;acquisto da parte della Fiat di un Cray-2. Il Cray-2 può raggiungere una potenza di punta di 3 gigaflop (3 miliardi di operazioni al secondo) ed è raffreddato con fluoruro di carbonio, un liquido inerte che mantiene la temperatura dei circuiti integrati a 21 °C. A forma di C, è alto 1,2 m, ha un diametro di 1,3 m e pesa, nella configurazione massima di 2,8  tonnellate.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1747" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/01/cray2-198x300.png" alt="" width="198" height="300" /></p>
<p>Nel frattempo, e parliamo degli anni ‘90, una nuova rivoluzione tecnologica si stava consumando: la corsa alla velocità aveva trovato come interprete principale le workstation, che per un costo decisamente inferiore cominciavano ad offrire prestazioni paragonabili ai supercomputer, almeno in termini di Megaflops.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tecnobanana.com/2010/01/supercalcolatori-di-ieri-e-di-oggi-terza-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Supercalcolatori di ieri e di oggi &#8211; Parte 2°</title>
		<link>http://www.tecnobanana.com/2010/01/supercalcolatori-di-ieri-e-di-oggi-seconda-parte/</link>
		<comments>http://www.tecnobanana.com/2010/01/supercalcolatori-di-ieri-e-di-oggi-seconda-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 15:24:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Open Source]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[calcolo massivo]]></category>
		<category><![CDATA[Cray]]></category>
		<category><![CDATA[supercalcolo]]></category>
		<category><![CDATA[supercomputing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tecnobanana.com/?p=1697</guid>
		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="199" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/01/Colossus1.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Colossus" title="Colossus" /></p>La velocità di un calcolatore è legata al suo tempo di ciclo (o periodo di clock), cioè al tempo occorrente per eseguire un&#8217;operazione elementare. Questo tempo, a sua volta, è legato alla velocità con cui i segnali elettrici possono passare da una zona a un&#8217;altra del calcolatore, velocità che comunque non può essere superiore a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="199" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/01/Colossus1.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Colossus" title="Colossus" /></p><p>La velocità di un calcolatore è legata al suo tempo di ciclo (o periodo di clock), cioè al tempo occorrente per eseguire un&#8217;operazione elementare. Questo tempo, a sua volta, è legato alla velocità con cui i segnali elettrici possono passare da una zona a un&#8217;altra del calcolatore, velocità che comunque non può essere superiore a quella della luce nel vuoto, 30 cm al nanosecondo. Per migliorare la velocità di calcolo si dovrebbero costruire calcolatori molto contenuti in dimensioni sebbene la tecnologia attuale consenta di costruire interi calcolatori in un solo circuito integrato, in un supercomputer è necessario un numero così grande di circuiti che una tale miniaturizzazione risulta impossibile poichè questo impone che le dimensioni della macchina siano piccole, con conseguente forte generazione di calore e necessità di dissiparlo.</p>
<p>Non è raro quindi che il supercalcolatore in sé non sia più grande d’un armadio, ma che l’edificio che lo contiene si sviluppi su svariati piani per contenere il sistema d’alimentazione elettrica e quello di raffreddamento. In un volume del tipo indicato sono infatti contenute alcune centinaia di migliaia di circuiti integrati che complessivamente sviluppano una grande quantità di calore, che deve essere asportato perché essi possano funzionare correttamente e con un accettabile tasso di guasti. I supercomputer richiedono un sistema di raffreddamento costituito da una complessa serie di canalizzazioni in cui viene fatto circolare sotto pressione un fluido refrigerante.</p>
<p>In passato per  ridurre la quantità di calore prodotta nei circuiti dei supercomputer, si sono svolte ricerche  sui circuiti integrati all&#8217;arseniuro di gallio (AsGa), un materiale nel quale la mobilità degli elettroni è ca. 6 volte maggiore che nel silicio. I circuiti all&#8217;arseniuro di gallio consumano meno dei chip di silicio. Anche per questo aspetto la minor potenza consumata si traduce in una minor produzione di calore, con conseguente semplificazione dei problemi di raffreddamento e quindi con una riduzione delle dimensioni dei supercomputer, che come conseguenza ultima porta a una netta riduzione del tempo di ciclo. Il supercomputer Cray-3, la cui disponibilità era stata annunciata per il 1992 (poi uscito nel 1993),  fù il primo supercomputer  a far uso della rivoluzionaria tecnologia dell&#8217;arseniuro di gallio e con la sua architettura ad alto grado di parallelismo, in grado di raggiungere una potenza di quasi 16 giga-flop (miliardi di flop).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tecnobanana.com/2010/01/supercalcolatori-di-ieri-e-di-oggi-seconda-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Supercalcolatori di ieri e di oggi &#8211; Parte 1°</title>
		<link>http://www.tecnobanana.com/2010/01/supercalcolatori-di-ieri-e-di-oggi/</link>
		<comments>http://www.tecnobanana.com/2010/01/supercalcolatori-di-ieri-e-di-oggi/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 21:42:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Open Source]]></category>
		<category><![CDATA[Programmazione]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Cray]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione supercomputer]]></category>
		<category><![CDATA[supercomputing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tecnobanana.com/?p=1720</guid>
		<description><![CDATA[Per supercalcolatore si intende di un calcolatore elettronico digitale caratterizzato da altissima velocità di elaborazione e da strutture logiche di funzionamento più evolute di quelle dei normali calcolatori. Mentre nei personal computer la velocità operativa è generalmente limitata ad alcune centinaia di flop, nei mainframes, usati per gestire enormi quantità di dati e per eseguire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } -->Per supercalcolatore si intende di un calcolatore elettronico digitale caratterizzato da altissima velocità di elaborazione e da strutture logiche di funzionamento più evolute di quelle dei normali calcolatori. Mentre nei personal computer la velocità operativa è generalmente limitata ad alcune centinaia di flop, nei mainframes, usati per gestire enormi quantità di dati e per eseguire complessi calcoli scientifici, nel caso dei più potenti sistemi, si raggiungono quasi 380 Tera Flops, quasi 400000 miliardi di operazioni al secondo! Il Roadrunner che dal 2008 mantiene il primato, può superare il petaflop.</p>
<p>Le simulazioni con i supercomputer permettono di calcolare,oltre a problemi inirenti nel campo miilitare anche a scopi civili come la diffusione di sostanze nocive nel terreno e di prevedere quanto tempo è necessario per la loro degradabilità. Possono calcolare i flussi di magma sotto la crosta terrestre, simulare la formazione delle galassie, prevedere ciò che succede durante un’esplosione di supernova o calcolare le conseguenze dell’impatto dei laser su diversi materiali, aspetto molto importante per processi come lo sviluppo degli acceleratori di particelle o per lo studio del trattamento dei tumori.</p>
<p>I supercomputer possono studiare l’effetto dei medicinali senza che siano effettuati esperimenti sulle cavie di laboratorio. La tecnologia dei computer permette simulazioni un tempo impensabili. “Si può calcolare persino il comportamento delle nanostrutture” oppure procedimenti utili per settori completamente diversi, come la simulazione del flusso sanguigno attraverso il cuore. Si deve tenere conto però delle caratteristiche fisiche come il percorso del flusso, così come le reazioni chimiche e biologiche. Tutto ciò avviene a livello di nano o picosecondi, ciò richiede naturalmente una maggiore potenza di calcolo ( <a href="../?s=vph">progetto VPH</a> ).</p>
<div id="attachment_1724" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-1724" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/01/Colossus1.jpg" alt="" width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">Colossus</p></div>
<p>Anche nel supercomputing la spinta maggiore allo sviluppo, l&#8217;ha data il campo militare, non a caso nel 1943 gli inglesi costruirono Colussus il quale aveva il compito di decodificare tutte le informazioni crittate con Enigma, durante la seconda guerra mondiale. Successivamente, e fino al 1950, si susseguirono in ambienti di ricerca le serie  Mark, l&#8217;ENIAC, l&#8217;EDSAC: tutte caratterizzate dall&#8217;essere macchinari meccanici ed elettro-meccanici di dimensioni gigantesche (svariate tonnellate di peso) e che utilizzavano tecnologia a valvole e relè.</p>
<p>Per effettuare una previsione meteorologica di 10 giorni, in cui si devono elaborare i dati raccolti da migliaia e migliaia di fonti diverse, un calcolatore da 500 kiloflop fornirebbe la previsione quando oramai sarebbe scaduta da un giorno abbondante. E quindi necessario in questi casi fare uso di supercomputer, cioè di calcolatori con una velocità media di almeno 30 mega-flop. Con un calcolatore di 200 megaflop molti calcoli sulla navetta spaziale statunitense possono essere eseguiti in ca. 9 ore e una previsione meteorologica a medio termine sull&#8217;Europa in meno di 2 ore.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tecnobanana.com/2010/01/supercalcolatori-di-ieri-e-di-oggi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>BLUE RAY, cos&#8217;è?</title>
		<link>http://www.tecnobanana.com/2009/09/1605/</link>
		<comments>http://www.tecnobanana.com/2009/09/1605/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 07:58:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>uzzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tecnobanana.com/?p=1605</guid>
		<description><![CDATA[Siamo ormai abituati a vedere nei negozi film proposti anche su blue ray disk, che vantano un&#8217;alta definizione dell&#8217;immagine, molto piu&#8217; alta di quella offerta dai classici dvd. Alta definizione, vuol dire un maggior numero di pixel riprodotti su schermo, e percio&#8217; ogni fotogramma del filmato occuperà molto piu&#8217; spazio, in termini di bit, sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Siamo ormai abituati a vedere nei negozi film proposti anche su blue ray disk, che vantano un&#8217;alta definizione dell&#8217;immagine, molto piu&#8217; alta di quella offerta dai classici dvd.</p>
<p style="text-align: justify">Alta definizione, vuol dire un maggior numero di pixel riprodotti su schermo, e percio&#8217; ogni fotogramma del filmato occuperà molto piu&#8217; spazio, in termini di bit, sul supporto.<br />
L&#8217;informazione digitale (ovvero una lunga sequenza di bit, 0 e 1) che compone il film o il videogioco e così via, viene registrata sul disco tramite microscopici solchi, che verranno poi letti (riconosciuti) da un laser.</p>
<div id="attachment_1618" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1618" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2009/09/lettore_cd1-300x210.gif" alt="lettore_cd" width="300" height="210" /><p class="wp-caption-text">lettore cd</p></div>
<p style="text-align: justify">Il laser quindi, è l&#8217;analogo della puntina per i vecchi dischi in vinile.<br />
Questa &#8220;puntina&#8221; deve avere uno spessore di dimensione paragonabile a quella dei solchi che sono fisicamente scavati sul disco (cd, dvd, o blue ray che sia); nel caso del laser, questo spessore dipende dal suo colore, che puo&#8217; essere nello spettro del visibile, cioè dal rosso al viola, o invisibile (onde radio, infrarosso, ultravioletto, raggi X ecc).</p>
<p style="text-align: justify">
<div id="attachment_1607" class="wp-caption aligncenter" style="width: 270px"><img class="size-full wp-image-1607" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2009/09/spettro.jpg" alt="spettro elettromagnetico" width="260" height="301" /><p class="wp-caption-text">spettro elettromagnetico</p></div>
<p>Il colore (visibile o meno) corrisponde alla frequenza dell&#8217;onda elettromagnetica (luce) che lo costituisce:<br />
piu&#8217; è alta la frequenza (quindi piu&#8217; il laser sarà blu), minore sarà lo spessore e viceversa.<br />
Nel caso del CD, questo spessore corrisponde a frequenze nel range dell&#8217;infrarosso, nel caso dei DVD al rosso, nel caso dei blue ray indovinate&#8230;. blu&#8230; (e un po&#8217; di ultravioletto).</p>
<p style="text-align: justify">Questo perchè se il supporto deve contenere molti piu&#8217; bit, dovrà avere molti piu&#8217; solchi, e quindi questi saranno piu&#8217; piccoli e dovranno essere letti da un laser con uno spot (per gli amici) sottile anch&#8217;esso.<br />
<span style="color: #000000"><strong>WARNING</strong></span>: <span style="color: #3366ff"><em><span style="color: #ff0000">nessuno si sogni di aprire il proprio lettore per vedere di che colore c&#8217;ha il laser!!!<br />
Perchè se guardate il laser, visibile o invisibile che sia, questo vi brucia la retina, in pratica restat</span><span style="color: #ff0000">e</span></em></span> <strong>CIECHI</strong>!!!!<br />
Quindi non fatelo.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>fonti immagini:</strong></p>
<address>www.provincia.torino.it </address>
<address>www.nonsolocittanova.it</address>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.tecnobanana.com/2009/09/1605/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

