In un futuro molto prossimo, potremo possedere una tecnologia che invaderà molti strumenti che possediremo: gli OLED, display organici spessi pochi millimetri, flessibili e capaci di funzionare con poca energia.

OLED significa letteralmente Organic Iight Emitting Diode, cioè diodi organici in grado di emettere luce. Questa nuova tecnologia è basata su particelle organiche: in parole semplici, sfrutta elementi (polimeri e non) che hanno una struttura composta per lo più da carbonio e quando vengono attraversati da una corrente elettrica emettono luce propria.

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I fotoni sono i componenti elementari della luce. La fotonica è la scienza che ne studia il comportamento e ne sfrutta le proprietà per applicazioni tecnologiche nel campo dell’ottica, del laser, della microelettroncia e in molti altri campi. La fotonica nasce nel 1960 con l’invenzione del laser e probabilmente segnerà una nuova era tecnologica: dopo quella dominata dalla meccanica, dall’elettricità e dall’elettronica, si passerà all’universo della luce, che si avvia a diventare l’energia del futuro.

Rispetto a quelli elettronici i dispositivi fotonici sono più efficienti, veloci, capaci e precisi e presentano minori interferenze e perdite di potenza, quindi si progettano nuovi apparati in cui l’elettrone è sostituito dal fotone, in particolare dispositivi ottici utilizzati per trasmettere e memorizzare quantità impressionanti di dati. Tra gli apparecchi che utilizzano queste tecnologie, i quali sono molto diffusi, troviamo apparecchi per leggere e scrivere i CD, DVD e i lettori ottici dei codici a barre (come quelli alla cassa del supermercato). Nelle telecomunicazioni e nella telefonia i fotoni trasmettono, lungo i cavi in fibra ottica, un maggior numero di bit al secondo e nei computer permetteranno di lavorare con frequenze molto superiori alle attuali.

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Nel mondo scientifico italiano nel campo dello sviluppo di supercalcolatori dedicati in settori specifici delle scienze. L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ha prodotto per es. un prototipo di supercomputer parallelo nel 1984 di nome APE( Array Processor Experiment) dedicato allo studio di complessi modelli nel campo della fisica delle particelle fondamentali. Da questo progetto si sono sviluppate altre quattro generazioni successive di Ape: APE100, APE1000, di cui l’ultima è ApeNext (Array Processor Experiment/Next), il supercalcolatore di ultima generazione, é frutto della collaborazione tra l’INFN e prestigiosi enti di ricerca europei (DESY e l’Università di Parigi-Sud), realizzato con l’impresa italiana Eurotech. Con una potenza di calcolo dell’ordine di 15 Tera-flops e a basso consumo di energia elettrica, APENext è uno dei 10 sistemi più veloci al mondo. Per raggiunge tale potenza di calcolo APENext fa ricorso a numerose innovazioni di tipo architetturale, con l’intezione di migliorare l’efficienza di un sistema parallelo.

Quando gli exaflops?

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Nel 1997 venne abbattuta la barriera prestazionale del Teraflops (1.000.000.000.000 di operazioni in virgola mobile al secondo), grazie all’ASCI (Accellerated Strategie Computing Initiative) Red della Intel, posto presso i Sandia National Labs;

Nel 2000 ASCI White (IBM SP3) portò il picco a 7.3 Tflops. Nel 2002 NEC installò il suo Earth Simulator Earth Sciences Institute di Yokohama, in Giappone. Utilizzando una architettura vettoriale, esso raggiunse 35.86 Tflops di picco computazionale.

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Piccoli dispositivi che combinano le risorse dell’elettronica, delle nanotecnologie, della biologia molecolare e della bioinformatica per svolgere compiti diversi in campo genetico, biologico, diagnostico, farmacologico, persino alimentare.

Sostanzialmente i biochip, in virtù di opportune reazioni biochimiche, possono rivelare la presenza in un campione di determinate molecole, batteri, virus. La reazione, altamente specifica, può avvenire per esempio tra l’enzima e il substrato, tra l’anticorpo e l’antigene, tra il recettore e l’ormone e si trasforma in un segnale elettrico facilmente rilevabile, elaborato da un microprocessore. I biochip permettono così di automatizzare esperimenti fondamentali della genomica e della farmacologia, eseguire prove diagnostiche istantanee e possono diventare dispositivi impiantabili per il rilascio programmato dei farmaci (ad esempio insulina). Sono chiamati anche lab-on-a-chip quando integrano su uno stesso dispositivo un vero e proprio laboratorio in miniatura, capace di svolgere in parallelo diverse fasi di un lavoro.

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