Nel 1997 venne abbattuta la barriera prestazionale del Teraflops (1.000.000.000.000 di operazioni in virgola mobile al secondo), grazie all’ASCI (Accellerated Strategie Computing Initiative) Red della Intel, posto presso i Sandia National Labs;

Nel 2000 ASCI White (IBM SP3) portò il picco a 7.3 Tflops. Nel 2002 NEC installò il suo Earth Simulator Earth Sciences Institute di Yokohama, in Giappone. Utilizzando una architettura vettoriale, esso raggiunse 35.86 Tflops di picco computazionale.

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L’avvento dei cluster e di Linux

La standardizzazione aveva finalmente reso economicamente abbordabili tutte le componenti tecnologiche, dalle memorie alle tecnologie di rete, dai dischi ai processori, permettendo quindi di costruire un sistema distribuito con potenza aggregata paragonabile a quella di un supercomputer quella di non legarsi in modo indissolubile ad un’architettura che non garantisse alcuna portabilità dei codici su di essa sviluppati; quella delle case produttrici era invece di dotare le proprie architetture di strumenti di sviluppo parallelo, quali compilatori, librerie e ambienti di parallelizzazione, che fosse il più vicino possibile a degli standard non ancora ben definiti; in quegli anni molto si parlava di standard per il Fortran parallelo (Fortran90, HPFortran), per il C e per C++ parallelo, senza tuttavia arrivare ad un punto fermo nella loro definizione. Il problema software caratterizzò gran parte del ciclo di vita di prodotti tecnologicamente sofisticati dal punto di vista hardware, ma sicuramente deficitari nell’offerta di ambiente di sviluppo e ma ad una frazione del suo costo.

Molte istituzioni in questo periodo portarono a termine il processo di downsizing, ovvero, il ridimensionamento verso il basso, del proprio installato, eliminando i vetusti mainframe laddove gli applicativi da essi dipendenti non fossero risultati indispensabili. Il costo di rinnovamento, con server di fascia medio-alta dotati di processori RISC al posto delle Unità Centrali dei mainframe e workstation dotate di grafica 2/3D al posto di tradizionali terminali, era spesso coperto con il risparmio sulla manutenzione annuale delle macchine dismesse. Su questo modello di sistema distribuito, dotato a volte di un’interconnessione particolare, ma molto spesso semplicemente di interfacce Ethernet, si cominciarono a delineare con più precisione i pregi ed i limiti della gestione di un sistema distribuito e vennero quindi gettate le basi di soluzioni di clustering.

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Un calcolatore parallelo può essere considerato come un insieme di vari calcolatori sequenziali interconnessi tra loro, destinati a supportare operazioni parallele, in grado cioè di essere elaborate in modo indipendente una dall’altra; già nel 1963 il Burroughs B5000 era dotato di capacità multiprocessing. Nel 1964 la Control Data Corporation (CDC) rilasciò il 6600, considerato da molti il primo supercomputer: progettato da un certo Seymour Cray, era in grado di raggiungere la strabiliante cifra di 9 milioni di operazioni in virgola mobile al secondo (Mflops). Nel 1969, il CDC 7600, che era in grado di erogare 40 Mflops, aiutò l’uomo ad andare sulla Luna;

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La velocità di un calcolatore è legata al suo tempo di ciclo (o periodo di clock), cioè al tempo occorrente per eseguire un’operazione elementare. Questo tempo, a sua volta, è legato alla velocità con cui i segnali elettrici possono passare da una zona a un’altra del calcolatore, velocità che comunque non può essere superiore a quella della luce nel vuoto, 30 cm al nanosecondo. Per migliorare la velocità di calcolo si dovrebbero costruire calcolatori molto contenuti in dimensioni sebbene la tecnologia attuale consenta di costruire interi calcolatori in un solo circuito integrato, in un supercomputer è necessario un numero così grande di circuiti che una tale miniaturizzazione risulta impossibile poichè questo impone che le dimensioni della macchina siano piccole, con conseguente forte generazione di calore e necessità di dissiparlo.

Non è raro quindi che il supercalcolatore in sé non sia più grande d’un armadio, ma che l’edificio che lo contiene si sviluppi su svariati piani per contenere il sistema d’alimentazione elettrica e quello di raffreddamento. In un volume del tipo indicato sono infatti contenute alcune centinaia di migliaia di circuiti integrati che complessivamente sviluppano una grande quantità di calore, che deve essere asportato perché essi possano funzionare correttamente e con un accettabile tasso di guasti. I supercomputer richiedono un sistema di raffreddamento costituito da una complessa serie di canalizzazioni in cui viene fatto circolare sotto pressione un fluido refrigerante.

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Che cos’è e come si misura il «tempo di Internet»?

Il «beat», o «tempo universale della Rete», è un diverso modo di scandire il giorno, ideato nel 1998, dallo scienziato americano Nicholas Negropon te e dal presidente di Swatch, Nicholas Hayek. Per evitare i problemi legati al fuso orario, Negroponte, ha diviso la giornata in mille «beat», ognuno dei quali dura un minuto e 26,4 secondi. Così se diamo un appuntamento ad un americano «ai 700 beat», saremo certi di sentirci all’ora giusta. L’unico orologio che segna il tempo anche in questo modo è lo Swatch Beat, creato per le Olimpiadi di Sidney 2000, che faceva il conto alla rovescia (in beat, ovviamente) di quanto mancasse all’inizio dei Giochi.

Twitter : Twitter è la parole inglese più popolare dell’anno mentre Facebook non ha mai ottenuto questo record secondo il Global Language Monitor


 
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