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	<title>tecnobanana.com &#187; Internet</title>
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	<description>.: La tecnologia con la buccia :.</description>
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		<title>Come cancellare un gruppo da Facebook</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 18:35:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bill</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Trucchi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/08/social.png" class="attachment-medium wp-post-image" alt="social" title="social" /></p>E rieccoci a parlare di Facebook &#8230; in un post precedente avevamo spiegato come cancellarsi definitivamente da Facebook, in questo spieghiamo invece come eliminare un gruppo. Ci ritroviamo addirittura a fare un articolo su questa, apparentemente semplice, procedura perchè non esiste alcun pulsante &#8220;Elimina gruppo&#8221; e non risulta poi così intuitivo eliminarlo. Ma veniamo alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/08/social.png" class="attachment-medium wp-post-image" alt="social" title="social" /></p><p><img class="size-medium wp-image-1932 alignnone" title="fb_gruppi" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/05/fb_gruppi-300x300.jpg" alt="" width="126" height="126" /></p>
<p>E rieccoci a parlare di Facebook &#8230; in un post precedente avevamo spiegato come <a href="http://www.tecnobanana.com/2009/01/cancellarsi-da-facebook-ecco-come-fare/" target="_blank">cancellarsi definitivamente da Facebook</a>, in questo spieghiamo invece come eliminare un gruppo.</p>
<p>Ci ritroviamo addirittura a fare un articolo su questa, apparentemente semplice, procedura perchè non esiste alcun pulsante &#8220;Elimina gruppo&#8221; e non risulta poi così intuitivo eliminarlo. Ma veniamo alla parte pratica, ecco gli step da seguire :</p>
<ol>
<li>Accedete al vostro gruppo</li>
<li>Cliccate sul link &#8220;Modifica impostazioni gruppo&#8221;
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1933" title="can_gruppo_mod" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/05/can_gruppo_mod-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></li>
<li>Accedete alla sezione &#8220;Membri&#8221;</li>
<li>Eliminate tutti gli amministratori del gruppo compreso il vostro account
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1934" title="canc_gruppo_membri" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/05/canc_gruppo_membri-300x96.jpg" alt="" width="300" height="96" /></li>
</ol>
<p>Da questo momento il gruppo verrà rimosso e non sarà più accessibile.</p>
<p>Certo che fare un pulsante &#8220;Elimina gruppo&#8221; non era poi così complicato, vabbè! <img src='http://www.tecnobanana.com/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':-P' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Editoria 2.0</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 07:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[come pubblicare in autonomia]]></category>
		<category><![CDATA[Editori di se stessi]]></category>
		<category><![CDATA[stampare libro]]></category>

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		<description><![CDATA[Non avete tempo di bussare alla porta degli editori, o ci avete provato ma vi hanno deluso? Esiste una soluzione, diventare editori di se stessi. Sono molti i portali di self-publishing per impaginare e stampare le proprie opere mantenendo i diritti e dando anche la possibilità di scegliere il prezzo di vendita. Si va da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --><img class="aligncenter size-medium wp-image-1912" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/05/libri1-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif">Non avete tempo di bussare alla porta degli editori, o ci avete provato ma vi hanno deluso? Esiste una soluzione, diventare editori di se stessi. Sono molti i portali di self-publishing per impaginare e stampare le proprie opere mantenendo i diritti e dando anche la possibilità di scegliere il prezzo di vendita. Si va da <a href="http://www.lulu.com/it/about/demo.php?cid=it_tab_demo">lulu</a>,  <a href="http://www.boopen.it/">boopen</a> , <a href="http://ilmiolibro.kataweb.it/">il mio libro</a> ,<a href="http://www.blurb.com/">blurb</a> a <a href="http://www.myphotobook.it/">myphotobook.</a> C&#8217;é chi sostiene che il futuro sia proprio questo: vendere pochissime copie di una miriade di prodotti, dischi o libri che siano.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif">Un potente mezzo publicitario è il passaparola e il web offre servizi dedicati come ad esempio <a href="http://weread.com/">weRead</a> un social network specializzato in libri pubblicati in proprio. Ci si scambiano commenti, si danno i voti, si raccomanda la lettura delle opere più meritevoli. WeRead dispone di un grande numero di iscritti. </span></p>
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		<title>Addio Internet Explorer 6</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 17:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Browser]]></category>
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		<category><![CDATA[Microsoft]]></category>

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		<description><![CDATA[L'amatissimo ed odiatissimo (per gli odierni programmatori) browser della Microsoft darà il suo addio al mondo dell'informatica, data fissata per il 4 marzo 2010, da cui il browser non sarà più disponibile e verrà abbandonato al suo destino.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ebbene si!<br />
L&#8217;amatissimo ed odiatissimo (per gli odierni programmatori) browser della Microsoft darà il suo addio al mondo dell&#8217;informatica, data fissata per il 4 marzo 2010, da cui il browser non sarà più disponibile e verrà abbandonato al suo destino.</p>
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-1831" href="http://www.tecnobanana.com/2010/03/addio-internet-explorer-6/ie6/"><img class="size-medium wp-image-1831 aligncenter" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/03/ie6-300x73.jpg" alt="Funerale di Internet Explorer 6" width="300" height="73" /></a></p>
<p>Ciò è stato &#8220;forzato&#8221; da Google in quanto da esso non più considerato tra i browser moderni ed in seguito abbandonato da YouTube (in quanto non più supportato).</p>
<p>Se volete fargli un&#8217;ultimo saluto o commemorare l&#8217;evento potete visitare il sito <a href="http://www.ie6funeral.com/" target="_blank">http://www.ie6funeral.com/</a> o partecipare direttamente alla cerimonia a Denver (<a href="http://ie6funeral.com/directions">Forest Room 5, 2532 15th Street, Denver, CO 80211-3902</a>). Possiamo comunque concludere che ie6 abbandona la scena con onore, con un suo uso globale ancora intorno al <a href="http://www.w3schools.com/browsers/browsers_stats.asp" target="_blank">10%</a>.</p>
<p>Un Addio anche dallo staff di TecnoBanana!!!</p>
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		<title>Supercalcolatori di ieri e di oggi &#8211; Parte 3°</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 06:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un calcolatore parallelo può essere considerato come un insieme di vari calcolatori sequenziali interconnessi tra loro, destinati a supportare operazioni parallele, in grado cioè di essere elaborate in modo indipendente una dall&#8217;altra; già nel 1963 il Burroughs B5000 era dotato di capacità multiprocessing. Nel 1964 la Control Data Corporation (CDC) rilasciò il 6600, considerato da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un calcolatore parallelo può essere considerato come un insieme di vari calcolatori sequenziali interconnessi tra loro, destinati a supportare operazioni parallele, in grado cioè di essere elaborate in modo indipendente una dall&#8217;altra; già nel 1963 il Burroughs B5000 era dotato  di capacità multiprocessing. Nel 1964 la Control Data Corporation (CDC) rilasciò il 6600, considerato da molti il primo supercomputer: progettato da un certo Seymour Cray, era in grado di raggiungere la strabiliante cifra di 9 milioni di operazioni in virgola mobile al secondo (Mflops). Nel 1969, il CDC 7600, che era in grado di erogare 40 Mflops, aiutò l&#8217;uomo ad andare sulla Luna;</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1746" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/01/Bur-300x136.jpg" alt="" width="300" height="136" /></p>
<p>L’introduzione delle macchine Multiple Instruction stream Multiple Data (MIMD) rappresentava il passo decisivo verso il modello architetturale che permise di affrontare le grandi sfide computazionali con la flessibilità e la scalabilità necessaria. In effetti, il modello MIMD prevedeva la possibilità di compiere differenti tipi di calcoli simultaneamente su insiemi di dati diversi, attraverso l’utilizzo di una memoria distribuita che poteva scalare in modo pressoché illimitato. Il modello poteva inoltre essere implementato a partire da una rete di workstation interconnesse. Il 1992 vide Intel costruire il suo primo Paragon, un multiprocessor a memoria distribuita basato su processori 32-bit RISC 80860; nel frattempo Thinking Machine installava la sua prima CM-5, anch’essa un’archittettura MIMD. Nel 1993 IBM fece uscire il suo modello di “cluster esteso” SP-1, sistema parallelo basato su processori RISC classe Power e Power2, mentre Cray sviluppava il suo sistema Cray T3D basato su processori RISC classe Alpha, capace di scalare fino a 2048 CPU.</p>
<p>A questo punto l’offerta architetturale era tale da coprire la necessità della maggior parte degli ambiti applicativi: si andava da sistemi composti da migliaia di processori specializzati in grado di compiere operazioni elementari in parallelo, a sistemi con poche decine di CPU che condividono bus e memoria e dotati di capacità vettoriali, a cluster evoluti di processori RISC, passando attraverso modelli ibridi ed esoterici. Tuttavia nessun modello risultava così vincente rispetto agli altri da poter essere considerato la “soluzione definitiva”, l’architettura di riferimento che potesse sgominare gli avversari in ogni ambito applicativo. In questa situazione il problema si spostò sul software: la difficoltà maggiore da parte delle grandi case fu quella di dotare le loro architetture parallele degli strumenti software necessari per modificare l’atteggiamento di parte dei potenziali clienti da curioso interesse a decisa convinzione riguardo alla scelta del loro prossimo supercomputer. Due le componenti software di maggior criticità: lo sviluppo di un sistema operativo single system image e lo sviluppo di compilatori e librerie che garantissero portabilità del codice. La preoccupazione da parte del cliente era il  debugging per applicazioni parallele. Quello della portabilità fu un problema molto sentito soprattutto in ambito accademico, dove la disponibilità di budget, e quindi di grandi supercomputer, era sempre stata limitata. Poteva capitare che un ricercatore per un periodo limitato di tempo potesse avere a disposizione tempo macchina su un grande supercomputer, ma chiusasi la finestra temporale nessuno poteva assicurargli che il codice da lui sviluppato potesse girare nuovamente sullo stesso modello di macchina. Quindi, per essere riutilizzabile, il codice, anche se parallelizzato, doveva essere sviluppato utilizzando costrutti e librerie che lo rendessero portabile. Negli anni ‘80 si gettarono le basi per lo sviluppo di ambienti operativi basati sul modello computazionale distribuito, con utilizzo di paradigmi a scambio di messaggi per lo sviluppo di applicazioni parallele in grado di adattarsi a qualsiasi tipo di architettura disponibile, anche se con prestazioni e scalabilità molto diverse.Nel 1988, dei 118 supercomputer installati negli Stati Uniti il 40% veniva utilizzato in ambiente industriale, il 47% da enti governativi e il 13% nelle università. In Giappone, nell&#8217;industria era addirittura concentrato il 63% dei supercomputer, mentre in Europa all&#8217;attività industriale era dedicato solo il 37%. In Italia i supercalcolatori hanno cominciato a interessare decisamente l&#8217;attività industriale nel 1989 con l&#8217;acquisto da parte della Fiat di un Cray-2. Il Cray-2 può raggiungere una potenza di punta di 3 gigaflop (3 miliardi di operazioni al secondo) ed è raffreddato con fluoruro di carbonio, un liquido inerte che mantiene la temperatura dei circuiti integrati a 21 °C. A forma di C, è alto 1,2 m, ha un diametro di 1,3 m e pesa, nella configurazione massima di 2,8  tonnellate.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1747" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/01/cray2-198x300.png" alt="" width="198" height="300" /></p>
<p>Nel frattempo, e parliamo degli anni ‘90, una nuova rivoluzione tecnologica si stava consumando: la corsa alla velocità aveva trovato come interprete principale le workstation, che per un costo decisamente inferiore cominciavano ad offrire prestazioni paragonabili ai supercomputer, almeno in termini di Megaflops.</p>
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		<title>Supercalcolatori di ieri e di oggi &#8211; Parte 2°</title>
		<link>http://www.tecnobanana.com/2010/01/supercalcolatori-di-ieri-e-di-oggi-seconda-parte/</link>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 15:24:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="199" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/01/Colossus1.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Colossus" title="Colossus" /></p>La velocità di un calcolatore è legata al suo tempo di ciclo (o periodo di clock), cioè al tempo occorrente per eseguire un&#8217;operazione elementare. Questo tempo, a sua volta, è legato alla velocità con cui i segnali elettrici possono passare da una zona a un&#8217;altra del calcolatore, velocità che comunque non può essere superiore a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="199" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/01/Colossus1.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="Colossus" title="Colossus" /></p><p>La velocità di un calcolatore è legata al suo tempo di ciclo (o periodo di clock), cioè al tempo occorrente per eseguire un&#8217;operazione elementare. Questo tempo, a sua volta, è legato alla velocità con cui i segnali elettrici possono passare da una zona a un&#8217;altra del calcolatore, velocità che comunque non può essere superiore a quella della luce nel vuoto, 30 cm al nanosecondo. Per migliorare la velocità di calcolo si dovrebbero costruire calcolatori molto contenuti in dimensioni sebbene la tecnologia attuale consenta di costruire interi calcolatori in un solo circuito integrato, in un supercomputer è necessario un numero così grande di circuiti che una tale miniaturizzazione risulta impossibile poichè questo impone che le dimensioni della macchina siano piccole, con conseguente forte generazione di calore e necessità di dissiparlo.</p>
<p>Non è raro quindi che il supercalcolatore in sé non sia più grande d’un armadio, ma che l’edificio che lo contiene si sviluppi su svariati piani per contenere il sistema d’alimentazione elettrica e quello di raffreddamento. In un volume del tipo indicato sono infatti contenute alcune centinaia di migliaia di circuiti integrati che complessivamente sviluppano una grande quantità di calore, che deve essere asportato perché essi possano funzionare correttamente e con un accettabile tasso di guasti. I supercomputer richiedono un sistema di raffreddamento costituito da una complessa serie di canalizzazioni in cui viene fatto circolare sotto pressione un fluido refrigerante.</p>
<p>In passato per  ridurre la quantità di calore prodotta nei circuiti dei supercomputer, si sono svolte ricerche  sui circuiti integrati all&#8217;arseniuro di gallio (AsGa), un materiale nel quale la mobilità degli elettroni è ca. 6 volte maggiore che nel silicio. I circuiti all&#8217;arseniuro di gallio consumano meno dei chip di silicio. Anche per questo aspetto la minor potenza consumata si traduce in una minor produzione di calore, con conseguente semplificazione dei problemi di raffreddamento e quindi con una riduzione delle dimensioni dei supercomputer, che come conseguenza ultima porta a una netta riduzione del tempo di ciclo. Il supercomputer Cray-3, la cui disponibilità era stata annunciata per il 1992 (poi uscito nel 1993),  fù il primo supercomputer  a far uso della rivoluzionaria tecnologia dell&#8217;arseniuro di gallio e con la sua architettura ad alto grado di parallelismo, in grado di raggiungere una potenza di quasi 16 giga-flop (miliardi di flop).</p>
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		<title>Curiosità tecnologiche 4</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 00:07:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="265" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/01/curiosita-300x265.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="curiosita" title="curiosita" /></p>Che cos’è e come si misura il «tempo di Internet»? Il «beat», o «tempo universale della Rete», è un diverso modo di scandire il giorno, ideato nel 1998, dallo scienziato americano Nicholas Negropon te e dal presidente di Swatch, Nicholas Hayek. Per evitare i problemi legati al fuso orario, Negroponte, ha diviso la giornata in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="265" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/01/curiosita-300x265.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="curiosita" title="curiosita" /></p><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --> <!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Che cos’è e come si misura il «tempo di Internet»?</p>
<p>Il «beat», o «tempo universale della Rete», è un diverso modo di scandire il giorno, ideato nel 1998, dallo scienziato americano Nicholas Negropon te e dal presidente di Swatch, Nicholas Hayek. Per evitare i problemi legati al fuso orario, Negroponte, ha diviso la giornata in mille «beat», ognuno dei quali dura un minuto e 26,4 secondi. Così se diamo un appuntamento ad un americano «ai 700 beat», saremo certi di sentirci all’ora giusta. L’unico orologio che segna il tempo anche in questo modo è lo Swatch Beat, creato per le Olimpiadi di Sidney 2000, che faceva il conto alla rovescia (in beat, ovviamente) di quanto mancasse all’inizio dei Giochi.</p>
<p>Twitter : Twitter è la parole inglese più popolare dell&#8217;anno mentre Facebook non ha mai ottenuto questo record secondo il Global Language Monitor</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Automatizzare la navigazione ripetitiva con iMacros</title>
		<link>http://www.tecnobanana.com/2009/11/automatizzare-la-navigazione-ripetitiva-con-imacros/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 08:54:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tonno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Firefox 3]]></category>

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		<description><![CDATA[iMacros è componente aggiuntivo per Mozilla Firefox permette di "registrare" un'attività di navigazione che si esegue ripetitivamente sul web ed eseguirla totalmente in Automatico ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao a tutti!</p>
<p>Vi capita mai che a volte navigando dobbiate seguire link ripetitivi e noiosi? Tipo guardare la posta da webmail, riempire moduli, scaricare dei file da un sito ogni giorno?</p>
<p>Ci pensa <a title="Pagina Componente iMacros" href="https://addons.mozilla.org/it/firefox/addon/3863" target="_blank">iMacros</a>!</p>
<p style="text-align: center;"><a title="iMacros" href="https://addons.mozilla.org/it/firefox/addon/3863" target="_blank"><img class="size-full wp-image-1680 aligncenter" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2009/11/imacros.png" alt="iMacros" width="200" height="150" /></a></p>
<p>Questo componente aggiuntivo per Mozilla Firefox permette di &#8220;registrare&#8221; un&#8217;attività che si esegue ripetitivamente sul web ed eseguirla totalmente in Automatico semplicemente premendo un tasto ogni volta che Vuoi!</p>
<p>Facciamo un esempio&#8230;..</p>
<p>Ogni volta che voglio guardare la mia posta elettronica su internet (gmail, hotmail, ecc&#8230;) mi tocca entrare sul sito, andare sul form di login, digitare le mie chiavi di accesso ed eventuali altri pulsanti per raggiungere la posta in arrivo&#8230;&#8230;  Beh&#8230;&#8230;</p>
<p>Con iMacros basta cliccare su &#8220;registra&#8221;, eseguire queste operazioni e Salvare la macro. La prossima volta che si vuole accedere alla posta basterà cliccare solo sulla macro&#8230;. Nel frattempo posso fare altre operazioni sul computer, altre faccende in ufficio, andare in bagno&#8230; ^^</p>
<p>Ovviamente questo è un piccolo esempio della potenzialità di questo componente in quanto l&#8217;unico limite è la vostra fantasia d&#8217;uso.</p>
<p>Di iMacros è importante sapere:</p>
<ul>
<li>Eventuali password inserite e quindi salvate, potranno essere criptate in modo da non essere leggibili da altri utenti</li>
<li>In caso di pagine lente si può definire il tempo di attesa per le pagine ( io l&#8217;ho usato con un sito che impiegava 1 min a caricare ogni pagina! ^^ )</li>
<li>Gestione delle macro in cartelle, con selezione delle path di salvataggio</li>
<li>Compatibile con Firefox dalla versione 2.0</li>
</ul>
<p>Vi rimando solo al sito del componente.</p>
<p><a href="https://addons.mozilla.org/it/firefox/addon/3863">https://addons.mozilla.org/it/firefox/addon/3863</a></p>
<p>Spero di avervi automatizzato un pò di più la vita&#8230;.</p>
<p>Ciao!!!!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Internet: sempre di più le persone nella rete</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 20:27:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[ADSL]]></category>
		<category><![CDATA[sondaggi internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Internet sempre più nelle case degli italiani. Il 61,3% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni, quasi 30 milioni di italiani, dichiara di avere un accesso a internet da qualsiasi luogo (casa, ufficio, studio, altri luoghi) e attraverso qualsiasi strumento. Ben 10 milioni le famiglie con accesso a internet, il 47,9% delle famiglie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="LEFT"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1571" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2009/09/internet-300x228.jpg" alt="internet" width="300" height="228" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="LEFT">Internet sempre più nelle case degli italiani. Il 61,3% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni, quasi 30 milioni di italiani, dichiara di avere un accesso a internet da qualsiasi luogo (casa, ufficio, studio, altri luoghi) e attraverso qualsiasi strumento. Ben 10 milioni le famiglie con accesso a internet, il 47,9% delle famiglie italiane con almeno un componente fino a 74 anni che, nel 70,6% dei casi (7 milioni), sceglie un collegamento veloce tramite ADSL (ovviamente dove il servizio arriva poiché in alcune zone è ancora una strana sigla).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Le associazioni dei consumatori lamentano che spesso i contratti con gli operatori telefonici nascondono clausole, di utilizzo del servizio, poco chiare. Come poco chiare sono le parti ove si indicano i costi di disattivazione dei servizi e traffici anomali.</p>
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		<title>Curiosità tecnologiche pt.3</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 09:10:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Programmazione]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[bit]]></category>
		<category><![CDATA[byte]]></category>
		<category><![CDATA[IBM7030]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="265" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/01/curiosita-300x265.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="curiosita" title="curiosita" /></p>Perché un byte è formato proprio da 8 bit? Il termine byte, usato per indicare un gruppo di 8 bit, fu coniato da Werner Buchholz, dell’Ibm, alla fine degli anni 50 per il computer 7030 (immagine sopra), di cui era fra i progettisti. Il bit è l’unità minima di informazione binaria (uno zero oppure un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="265" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/01/curiosita-300x265.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="curiosita" title="curiosita" /></p><p>Perché un byte è formato proprio da 8 bit?</p>
<p>Il termine byte, usato per indicare un gruppo di 8 bit, fu coniato da <strong>Werner Buchholz</strong>, dell’Ibm, alla fine degli anni 50 per il computer 7030 (immagine sopra), di cui era fra i progettisti.</p>
<p>Il bit è l’unità minima di informazione binaria (uno zero oppure un uno), con cui vengono codificati numeri e caratteri. Per raggruppare i bit si scelgono le potenze di due (2,4,8,16 bit, ecc.) poiché in questo modo tutte le operazioni si semplificano. Ma due bit sono davvero pochi, visto che permettono di contare solo da zero a tre (00,01,10,11). Per poter contenere un qualsiasi cifra tra zero e nove servono almeno 4 bit. Se poi si vogliono rappresentare anche i caratteri alfabetici senza minuscole bisogna passare a 6 bit (che permette di codificare fino a 64 caratteri), Con l’avvento dei Word processor si dovettero inserire le lettere minuscole e altri caratteri speciali; si scelse per questo il set ASCII a 7 bit (paria 128 caratteri diversi). E quindi la più piccola potenza di esempio) due  in grado di contenere un set di caratteri ASCII è proprio quella di 8: con 8 bit si codificano 256 caratteri.</p>
<p>Anche i dati contenuti nelle memorie, che sono a 8,16,32 o 64 bit, sono facilmente divisibili in byte.<br />
Così, 8 bit continuano a essere l’unità di misura più pratica.</p>
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		<title>Google riscalda la Terra</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 08:45:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[computer a basso impatto ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Nautilus]]></category>
		<category><![CDATA[Second life]]></category>
		<category><![CDATA[supercomputer nautilus]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img width="300" height="180" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/10/google-logo-mountainview-01-300x180.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="google-logo-mountainview-01" title="google-logo-mountainview-01" /></p>Le ricerche su Internet, le chat e la navigazione in mondi virtuali assorbono notevoli quantità di energia. L&#8217;impatto ambientale dei computer è molto sottovalutato: la generazione dell&#8217;energia elettrica che serve per il funzionamento dei calcolatori comporta infatti emissioni di gas serra tutt&#8217;altro che trascurabili. «La visita di un sito web comporta l&#8217;emissione di circa 20 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="300" height="180" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2010/10/google-logo-mountainview-01-300x180.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="google-logo-mountainview-01" title="google-logo-mountainview-01" /></p><p><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1414" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2009/07/google-150x150.gif" alt="google" width="150" height="150" /></p>
<p>Le ricerche su Internet, le chat e la navigazione in mondi virtuali assorbono notevoli quantità di energia. L&#8217;impatto ambientale dei computer è  molto sottovalutato: la generazione dell&#8217;energia elettrica che serve per il funzionamento dei calcolatori comporta infatti emissioni di gas serra tutt&#8217;altro che trascurabili. «La visita di un sito web comporta l&#8217;emissione di circa 20 milligrammi di anidride carbonica al secondo» dice il fisico statunitense Alex Wissner-Gross, esperto di bilanci ecologici legati a Internet.</p>
<p>Secondo i calcoli di Google (il più noto fra i motori di ricerca), le emissioni di C02 per ogni interrogazione sarebbero quantificabili in non più di 0,2 grammi. Moltiplicando però questa quantità per i circa 2 miliardi di ricerche al giorno effettuate nelle nazioni sviluppate (stima del 2008) si arriva a 400 tonnellate. E ciò solo per quanto riguarda il consumo dei server. Tenendo conto di tutte le attività, la società di consulenza statunitense Gartner addebita circa il 2% di tutte le emissioni di C02 sul conto del &#8220;virtuale&#8221;.</p>
<p>Molto dispendiose dal punto di vista energetico sono anche le avventure nel mondo on-line di Second Life. In un momento qualsiasi, è attivo un numero di esseri virtuali (i cosiddetti avatar) compreso tra 10 e 100mila. Moltiplicando questa cifra per la potenza assorbita dai Pc (120 watt), dai server (200 watt), nonché dai sistemi di raffreddamento (ciascuno circa 50 watt), si ottiene un consumo pro capite di 1.752 chilowattora all&#8217;anno. Si può dire quindi che un avatar abbia un fabbisogno energetico non molto inferiore a quello di un messicano medio, pari nel 2002 a 2.280 chilowattora. L&#8217;uso del computer può tornare però a vantaggio dell&#8217;ambiente: uno studio sull&#8217;evoluzione del clima non sarebbe possibile senza l&#8217;aiuto di modelli computerizzati, che per essere gestiti necessitano di grande potenza di calcolo.</p>
<p>Ma, d&#8217;altra parte, queste elaborazioni sono a loro volta energeticamente dispendiose. E prima che venga sviluppato un grande calcolatore privo di impatti sul clima ci vorrà del tempo, anche se tra i più noti supercalcolatori qualc&#8217;uno si può definire “ecologico” come il Nautilus, il supercomputer con un’elevata efficienza energetica non è molto potente ma sfrutta comunque bene la sua potenza: è in grado di eseguire 536 megaflops per ogni watt di energia utilizzato e di compiere 536 milioni di operazioni di calcolo in un wattsecondo.</p>
<p><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1415" src="http://www.tecnobanana.com/wp-content/uploads/2009/07/Nautilus-150x150.png" alt="Nautilus" width="150" height="150" /></p>
<p>Ciò consente al Nautilus, che si trova a Varsavia, di essere il supercomputer con la migliore efficienza energetica al mondo. Dal luglio 2008 guida la classifica dei <a href="http://www.green500.org/lists/2008/11/list.php"> &#8220;Green500&#8243;</a> . Ciò che permette al Nautilus di risparmiare energia sono i suoi processori.</p>
<p>I PowerXCells di Ibm sono specializzati nei calcoli vettoriali, proprio ciò che serve per le simulazioni dei flussi che vengono effettuate sul Nautilus. Il supercomputer attualmente più veloce al mondo, il Roadrunner, non è così efficiente: arriva ad appena 444,94 megaflops per ogni watt di energia.</p>
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