VPH è l’acronimo di Virtual Physiological Human.
L’uomo fisiologico virtuale è un ambizioso progetto europeo nel campo medico-tecnologica: è una sorta di grande archivio digitale in progress dove inserire dati clinici, immagini diagnostiche, esami strumentali e di laboratorio e di tutte le conoscenze acquisite sulla fisiologia e le patologie umane. L’obiettivo è quello di creare un dettagliato clone virtuale umano che sia in grado di simulare le reazioni dell’organismo a un nuovo farmaco, uno stile di vita, o ad un intervento chirurgico. L’iniziativa coinvolge centinaia di istituzioni e richiederà almeno 500 milioni di euro e 10 anni di lavoro. Griglie di supercomputer distribuite in tutta Europa raccoglieranno i dati : una volta realizzato, il VPH consentirà a qualunque ospedale o istituto di ricerca di accedere a un’unica risorsa centralizzata, facile da consultare.
Esperienze analoghe sono il francese Renal Physiome Project che sta sviluppando un rene virtuale, mentre in Danimarca è partito Giome, che punta a ricostruire un modello dell’intestino.
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Proprio così, non sto sclerando (anche percè il mio ce l’ho già), è la nuova campagna pibblicitaria di microsoft.
L’agenzia Crispin Poorter & Bogusky ha curato la nuova campagna pubblicitaria, assoldando tramite Craiglist dieci volontari disposti a sottoporsi a una semplice prova: acquistare un personal computer adatto alle loro esigenze con un budget prestabilito.
La cifra offerta ai protagonisti degli spot oscillava tra i 700 e i 2.000 dollari, così da poter dimostrare varie possibilità di risparmio in diverse fasce commerciali.
Sull’onda di “I’m a PC” adesso è stata lanciata la nuova serie di spot che mostrano Lauren, una ragazza neolaureata che deve acquistare un portatile con buone prestazioni e un monitor da 17″, ha una budget massimo di 1000 $ e tipo shopping in tv parte alla ricerca dell’agognato portatile, la prima tappa è un Apple Store, come si può immaginare ne esce a mani vuote, un macbook pro 17″ costa almeno il doppio del budget, qui il fatidico momento dove la Lauren dice la frase portante dello spot “non sono abbastanza mitica per un Mac”… poi recandosi in un magazzino di informatica trova acquista un HP 17″ per 699 $, e qui scatta la seconda frase ad effetto, <<”I’m a pc” ed ho tutto quello che volevo>>.
“Meglio un processo agile ed efficiente ma con pochi strumenti di controllo od un processo lento ed ingessato ma con strumenti di controllo mirati ed efficienti?”
Non esiste una risposta unica per questa domanda, dipende da cosa si vuole ottenere.
Per poter aiutare nella definizione dei processi di erogazione dei servizi IT ecco che entra in gioco l’ITIL (Information Technology Infrastructure Library): collezione di linee guida avente lo scopo di aiutare nella definizione dei processi IT.
In questo post vi spiegherò come realizzare velocemente una piccola applicazione in grado di spegnere il vostro Mac.
Ma se posso cliccare su Mela > Spegni che utilità avrebbe creare un’applicazione che fa la stessa cosa?
La risposta è semplice … per un fattore di comodità!
Vi faccio un esempio : io utilizzo da tempo QuickSilver, un programma che permette di aprire programmi, file, contatti ecc. digitando una porzione di testo all’interno di un campo di ricerca indicizzato ( un pò come spotlight per capirci ) … potete vederlo all’opera cliccando QUI.
Questo mi porta ad utilizzare molto la tastiera ed a “trascurare” un pò il mouse che uso solo quando strettamente necessario.
Digitare il testo “SPEGNI” all’interno di QuickSilver e premere invio mi risulta pertanto più veloce di dover eseguire dei click all’interno di un menù!